Riportiamo le dichiarazioni inviateci da Marina Sereni riguardo il futuro del nostro Partito Democratico .
Sono ore e giorni dolorosi, tesi, difficili come mai prima. Non ricordo di aver vissuto un momento di così grave incertezza e difficoltà. Scrivo per cercare di mettere ordine nei miei pensieri e per dialogare con quelle persone che dai circoli, nelle città e nelle province italiane ci chiedono "che facciamo ora?" e ci sollecitano ad una svolta.Le dimissioni di Veltroni sono state uno shock. Giuste o sbagliate, (io avrei preferito restasse chiedendo a tutti uno scatto straordinario di coesione e unità fino alle elezioni) sono un fatto al quale siamo chiamati a reagire. L'Assemblea Nazionale convocata sabato ha il compito di scegliere una soluzione tra le uniche due ipotesi che sono a nostra disposizione: l'elezione di un segretario (non di un reggente, di un segretario con pieni poteri) che porti il partito al Congresso. Oppure le primarie con le stesse regole del 2007. Tertium non datur: il Congresso subito - che alcuni hanno invocato - non è una strada praticabile perché non abbiamo completato il tesseramento e perché richiederebbe tempi incompatibili con le imminenti elezioni. Tra primarie e elezione di un segretario sabato sono convintamente per la seconda ipotesi. So che molti nostri iscritti o elettori sono insoddisfatti, arrabbiati con il gruppo dirigente nazionale del partito, vorrebbero un cambiamento radicale e chiedono invece un passaggio che considerano più forte come le primarie. Per questo vorrei spiegare perché invece secondo me serve eleggere subito un segretario all'Assemblea.1. Il PD è nato il 14 ottobre 2007 con le primarie che hanno eletto Veltroni segretario. E' stata una innovazione importante, di grande apertura alla partecipazione diretta dei cittadini. Da quel giorno ad oggi abbiamo sperimentato pregi e difetti dello strumento primarie e, soprattutto, abbiamo scoperto che non basta dire "partito nuovo" per averlo già costruito. Si sono aggrovigliati alcuni nodi che riguardano proprio il ruolo e la forma del partito: un partito moderno, popolare, aperto, radicato sul territorio e presente nella società non si fa per decreto (almeno nel campo riformista !) e non si fa solo indicando il leader. Su questi nodi serve una riflessione vera, una discussione vera, una verifica vera dell'esperienza fin qui compiuta e delle regole che ci siamo dati. Se decidessimo di fare le primarie per il segretario nazionale sbaglieremmo l'ordine delle priorità. Avremmo una competizione solo sui nomi senza aver sciolto i nodi sull'organizzazione, la forma e il profilo del PD.2. Serve subito il PD in campo. Per rilanciare una opposizione efficace a questo Governo, a questa destra, dentro una crisi gravissima sul piano economico e sociale, serve un PD in piedi che anteponga i problemi reali delle famiglie, delle imprese, delle comunità locali alle sue "beghe interne". In questi 16 mesi ho sentito tante volte dai nostri elettori un allarme per le nostre divisioni, per i personalismi e le spinte più a distinguersi dentro il PD che a contrastare Berlusconi e a contendergli il consenso sul piano culturale e politico. Ecco sento che oggi un appuntamento come le primarie, senza un Congresso vero e proprio, enfatizzerebbe solo gli aspetti autoreferenziali e di "ceto politico".3. Serve un PD nazionale che aiuti i dirigenti e i militanti nel territorio ad affrontare al meglio le prossime elezioni. In migliaia di comuni e in centinaia di province stiamo scegliendo i candidati, costruendo coalizioni e programmi. Davvero possiamo sovrapporre a questo sforzo un appuntamento come le primarie nazionali per il segretario? Ho fatto l'esperienza di organizzare le primarie per Prodi nel 2005 e so quanto lavoro e impegno comporta un evento di quel genere.4. Infine, il segretario che ci viene proposto di eleggere, Dario Franceschini. La ritengo una proposta "naturale", istituzionale quasi. Dario Franceschini è stato in questi mesi il vice segretario. Certo porta - come tutto il gruppo dirigente nazionale del PD - la responsabilità per i risultati ma anche per le sconfitte che abbiamo vissuto. Considero la sua disponibilità ad assumere questa responsabilità un atto di coraggio e di serietà. Credo sia consapevole della difficoltà della sfida. Dovrà saper guidare il PD ad un Congresso vero, difendendo il progetto del PD da rischi di ritorno indietro e dando, da subito, alcuni segnali di discontinuità nella organizzazione del partito. Dovrà saper associare in questa fase nel lavoro di direzione del partito i segretari regionali, ascoltare molto e poi decidere. Non dipende tutto da lui, dipenderà anche da tutti coloro che, a vario titolo, hanno peso e responsabilità nel gruppo dirigente del PD. Coesione vera, unità assoluta perché il PD deve affrontare al meglio le prossime elezioni. E dopo? Dopo le elezioni europee e amministrative, che non possiamo rassegnarci a perdere, si aprirà oggettivamente una nuova fase. Ci saranno una pluralità di ipotesi, di piattaforme e di candidature alla leadership. Personalmente mi auguro maturino anche le condizioni per l'affermazione di una nuova generazione di Democratici. Ma dopo, quando avremo superato la tempesta e avremo scongiurato il fallimento del progetto del PD. Ora c'è bisogno di rimboccarci le maniche e uscire dal tunnel. Dipende da ognuno di noi!
Marina Sereni
Sono ore e giorni dolorosi, tesi, difficili come mai prima. Non ricordo di aver vissuto un momento di così grave incertezza e difficoltà. Scrivo per cercare di mettere ordine nei miei pensieri e per dialogare con quelle persone che dai circoli, nelle città e nelle province italiane ci chiedono "che facciamo ora?" e ci sollecitano ad una svolta.Le dimissioni di Veltroni sono state uno shock. Giuste o sbagliate, (io avrei preferito restasse chiedendo a tutti uno scatto straordinario di coesione e unità fino alle elezioni) sono un fatto al quale siamo chiamati a reagire. L'Assemblea Nazionale convocata sabato ha il compito di scegliere una soluzione tra le uniche due ipotesi che sono a nostra disposizione: l'elezione di un segretario (non di un reggente, di un segretario con pieni poteri) che porti il partito al Congresso. Oppure le primarie con le stesse regole del 2007. Tertium non datur: il Congresso subito - che alcuni hanno invocato - non è una strada praticabile perché non abbiamo completato il tesseramento e perché richiederebbe tempi incompatibili con le imminenti elezioni. Tra primarie e elezione di un segretario sabato sono convintamente per la seconda ipotesi. So che molti nostri iscritti o elettori sono insoddisfatti, arrabbiati con il gruppo dirigente nazionale del partito, vorrebbero un cambiamento radicale e chiedono invece un passaggio che considerano più forte come le primarie. Per questo vorrei spiegare perché invece secondo me serve eleggere subito un segretario all'Assemblea.1. Il PD è nato il 14 ottobre 2007 con le primarie che hanno eletto Veltroni segretario. E' stata una innovazione importante, di grande apertura alla partecipazione diretta dei cittadini. Da quel giorno ad oggi abbiamo sperimentato pregi e difetti dello strumento primarie e, soprattutto, abbiamo scoperto che non basta dire "partito nuovo" per averlo già costruito. Si sono aggrovigliati alcuni nodi che riguardano proprio il ruolo e la forma del partito: un partito moderno, popolare, aperto, radicato sul territorio e presente nella società non si fa per decreto (almeno nel campo riformista !) e non si fa solo indicando il leader. Su questi nodi serve una riflessione vera, una discussione vera, una verifica vera dell'esperienza fin qui compiuta e delle regole che ci siamo dati. Se decidessimo di fare le primarie per il segretario nazionale sbaglieremmo l'ordine delle priorità. Avremmo una competizione solo sui nomi senza aver sciolto i nodi sull'organizzazione, la forma e il profilo del PD.2. Serve subito il PD in campo. Per rilanciare una opposizione efficace a questo Governo, a questa destra, dentro una crisi gravissima sul piano economico e sociale, serve un PD in piedi che anteponga i problemi reali delle famiglie, delle imprese, delle comunità locali alle sue "beghe interne". In questi 16 mesi ho sentito tante volte dai nostri elettori un allarme per le nostre divisioni, per i personalismi e le spinte più a distinguersi dentro il PD che a contrastare Berlusconi e a contendergli il consenso sul piano culturale e politico. Ecco sento che oggi un appuntamento come le primarie, senza un Congresso vero e proprio, enfatizzerebbe solo gli aspetti autoreferenziali e di "ceto politico".3. Serve un PD nazionale che aiuti i dirigenti e i militanti nel territorio ad affrontare al meglio le prossime elezioni. In migliaia di comuni e in centinaia di province stiamo scegliendo i candidati, costruendo coalizioni e programmi. Davvero possiamo sovrapporre a questo sforzo un appuntamento come le primarie nazionali per il segretario? Ho fatto l'esperienza di organizzare le primarie per Prodi nel 2005 e so quanto lavoro e impegno comporta un evento di quel genere.4. Infine, il segretario che ci viene proposto di eleggere, Dario Franceschini. La ritengo una proposta "naturale", istituzionale quasi. Dario Franceschini è stato in questi mesi il vice segretario. Certo porta - come tutto il gruppo dirigente nazionale del PD - la responsabilità per i risultati ma anche per le sconfitte che abbiamo vissuto. Considero la sua disponibilità ad assumere questa responsabilità un atto di coraggio e di serietà. Credo sia consapevole della difficoltà della sfida. Dovrà saper guidare il PD ad un Congresso vero, difendendo il progetto del PD da rischi di ritorno indietro e dando, da subito, alcuni segnali di discontinuità nella organizzazione del partito. Dovrà saper associare in questa fase nel lavoro di direzione del partito i segretari regionali, ascoltare molto e poi decidere. Non dipende tutto da lui, dipenderà anche da tutti coloro che, a vario titolo, hanno peso e responsabilità nel gruppo dirigente del PD. Coesione vera, unità assoluta perché il PD deve affrontare al meglio le prossime elezioni. E dopo? Dopo le elezioni europee e amministrative, che non possiamo rassegnarci a perdere, si aprirà oggettivamente una nuova fase. Ci saranno una pluralità di ipotesi, di piattaforme e di candidature alla leadership. Personalmente mi auguro maturino anche le condizioni per l'affermazione di una nuova generazione di Democratici. Ma dopo, quando avremo superato la tempesta e avremo scongiurato il fallimento del progetto del PD. Ora c'è bisogno di rimboccarci le maniche e uscire dal tunnel. Dipende da ognuno di noi!
Marina Sereni
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